Notte al Sud

Non c’era inquinamento luminoso. Le luci della piccola città a valle erano lontane, rade. Un venticello freddo alitava nel buio. Lui guardò la volta stellata, imponente, maestosa. Sembrava parlare. 

«Le stelle sulla Namibia sono così grandi e vicine che sembra ti cadano addosso», sussurrò.

«È uno squarcio di infinito» mormorò lei. «Rapisce. È meraviglioso».

«È spaesante» rimarcò lui. «Ti senti così piccolo». 

Poi aggiunse: «Quanto vuoto profondo fra l’una e l’altra. È inquietante».

Lei rimase in silenzio. Entrambi avvertivano la presenza indecifrabile del cosmo.

«Quanto sono grandi …. E luminose. Forse dipende dal cielo australe …». La voce si spense in un sospiro.

Dopo un attimo, lei lo guardò e con voce dolce mormorò:

«Vedi qualche costellazione?»

«No». Si voltò verso di lei. «Non conosco il cielo australe. E tu, vedi qualcosa?».

«No. Purtroppo no. Mi piacerebbe ma è tanto bello anche così…. Viaggi, viaggi tra le stelle senza un motivo».

Lui pensò al cielo boreale, ai due Carri, lontani e piccoli ma familiari. Rassicuranti, sempre lì, luminosi e protettivi nello stesso punto del cielo.

Le tese la mano. Nel silenzio ammaliante della notte i loro corpi si cercarono.