In questa sezione sono raccolti i principali dibattiti e conferenze a cui Giovanna Tatò ha preso parte in qualità di relatrice o ospite.
Il Compromesso Storico: Origini e Sviluppi
Conferenza presso l’Università Politecnica delle Marche – Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” (8 maggio 2018). Introduce il prof. Mauro Gallegati.

Cinquanta anni fa, all’apice del successo elettorale, si celebrava l’arrivo del carro di trionfo: Enrico Berlinguer, accompagnato e sorvegliato da Tonino Tatò, guardava l’avvicinarsi del sogno iniziato tre anni prima (ufficialmente) con un celebre intervento del segretario comunista su una rinomata rivista di partito, Rinascita.
Le grandi correnti di massa in cui la popolazione italiana si ritrovava, non solo elettoralmente, potevano marciare insieme per dare una nuova consistenza alla politica italiana, svecchiare, innovare, progettare.
Quelle elezioni segnarono una polarizzazione Democrazia Cristiana-Partito comunista italiano a scapito di tutti gli altri partiti: i risultati sfiorarono la parità, il Paese era praticamente
spaccato in due.
Cristianesimo e comunismo erano i due grandi alvei in cui scorreva la linfa del popolo. E allora, unirli in nome di un interesse superiore a beneficio della crescita di tutti nella democrazia e nella libertà invece che farsi la guerra elettorale, in un periodo di grande drammaticità politica, era l’ardito progetto che quelle elezioni avvicinavano.
Berlinguer non si appassionava molto alle dinamiche della chiesa cattolica, pratiche e teoriche. Il suo terreno di passione civile e nel quale eccelleva era altro e con quello aveva fatto breccia nel cuore di molti,
anche non comunisti.
Tonino Tatò era da sempre cristiano e fedele ai dettami della chiesa cattolica ma era da sempre anche comunista e, anche qui, fedele ai dettami del partito. Tutti, non uno escluso. “L’uomo delle due chiese”, venne definito ad un certo punto ma questa duplice appartenenza non era molto gradita al partito, suscitava insicurezza elettorale, diffidenza teorica.
Berlinguer invece trovava in lui la necessaria complementarità, non solo per quanto riguardava il mondo cattolico, ma anche per tutti quei rapporti istituzionali, ufficiali e ufficiosi, che la sua natura schiva e riservata, incline più allo studio, alla lettura, alla riflessione, lo portava a ridurre al minimo indispensabile.
E Tonino Tatò si tenne sempre in disparte ma accanto a lui, a lavorare a testa bassa nelle istituzioni, nella società civile, nell’opinione pubblica, nei partiti, gestendo persone, mentalità, limiti onnipresenti, per il trionfo delle idee berlingueriane e sempre all’erta per spianare la strada a idee e progetti legati alla politica del segretario generale alla cui elaborazione molto spesso contribuiva.
Berlinguer lanciò nel 1973 la sua proposta di un “nuovo grande compromesso storico” dalle colonne di una rivista di partito, «Rinascita», una proposta shock potremmo dire: cristiani e comunisti a collaborare nell’interesse superiore del Paese e con il basamento sullo “strappo da Mosca” (sottinteso il corollario “autonomia da Washington”? da Mosca era possibile, da Washington no, lo si sapeva bene per i Trattati di Parigi del 1947).
Una proposta visionaria, comunque, che rimase (copertamente) indigesta a tutti, in Italia e all’estero, ma era un’intuizione fondamentale anche se in anticipo, profondamente in
anticipo sui tempi.
E fu questo il suo dramma: così, quando arrivò il momento preparato dalla Storia,
il Pci si trovò impreparato e
sguarnito di munizioni.
Una decina di anni dopo quello straordinario successo elettorale dei comunisti italiani, un uomo dell’apparato del partito comunista sovietico, Michail Gorbaciov, divenuto segretario del più potente partito comunista del mondo cominciò a buttar giù i pilastri principali del mastodontico sistema del “socialismo reale” parlando di perestroika (ristrutturazione) e di glasnost (trasparenza).
Era l’inizio della fine di un’epoca: il culmine fu la Caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989 e l’ammaina bandiera sul Cremlino del 1991.
Dieci anni prima, l’Italia aveva tentato il progetto del “compromesso storico”, proiettato in avanti sia sul fronte comunista che su quello capitalista, ma finì col seppellirlo sotto una montagna di incomprensioni e di trasformazioni quasi grottesche che sposavano una certa logica di comunicazione e malcelati mal di pancia dei filosovietici, sia nella base degli iscritti che fra i dirigenti.
In campo Dc, oltre a questioni interne, la Democrazia cristiana, di cui Aldo Moro fu il capro espiatorio, faceva melina in un modo o nell’altro.
Berlinguer, rimasto sempre più solo, dovette chiuderne i battenti e, con essi, la visione anticipatrice e innovatrice che lo aveva generato.
Solo ma con accanto Tonino Tatò, vero scudo umano.
Nel novembre 1980, orchestrata un’abilissima campagna stampa, lo protesse dal disegno di alcuni oppositori di varare cambiamenti al vertice che lo avrebbero indebolito se non esautorato.
Quindi aprì, sempre con Tatò a fianco, nuovi battenti, quelli della “questione morale” e della “alternativa democratica”.
Questa volta, differenza significativa,
da un quotidiano e non di partito, «la Repubblica», diretto da un giornalista che Tatò conosceva molto bene, Eugenio Scalfari.
Risorta dalle ceneri, Rinascita (anno 1., n. 1 «L’impero del disordine») propone, in un’analisi dell’oggi, una unione di studiosi che va dalla cosiddetta sinistra alla cosiddetta destra transitando solo per passaggi a livello di alta montagna e, novello Davide del ritorno alla Politica, si misura contro il sempre più vicino Golia della mentalità desertificante di BigTech che ha per alfiere un campione come Palantir e i suoi addentellati.
Occorre unire le forze.
E mutatis mutandis dove sono.
Nel maggio del 2018 ho tenuto davanti agli studenti e al corpo docente una conferenza ad Ancona, su invito dell’Università del Politecnico delle Marche, sulla genesi e il significato del “compromesso storico”.
Questa.

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